Ginocchio

PROTESI GINOCCHIO

Monocompartimentale

Totale

Ogni paziente è diverso da un altro, per questo motivo dobbiamo avere la possibilità di poter scegliere la protesi adatta per ognuno. La protesi è un rivestimento dell’osso in leghe metalliche avanzate che permette di eliminare il manto cartilagineo usurato dell’articolazione che è la causa di dolore dell’artrosi e ripristinare il corretto scorrimento delle superfici articolari conservando il movimento ed eliminando il dolore durante la deambulazione.

Le protesi di ginocchio si dividono in

  • Protesi monocompartimentali: sono quelle che nel linguaggio comune vengono chiamate mini-protesi, viene sostituita solo la parte di ginocchio usurata (più frequentemente quella interna), vengono conservati tutti i legamenti del ginocchio e permette un recupero più rapido e agevole.
  • Protesi totali: Questi impianti prevedono la sostituzione di tutte le componenti del ginocchio, ma a differenza di un tempo danno la possibilità di conservare i legamenti in modo da conservare la percezione dell’articolazione del paziente e consentire una precoce ripresa del passo

Gli impianti sono composti da diverse parti:

  • Componente Femorale: è la parte che va a rivestire la parte più distale del femore, può essere a conservazione dei legamenti crociati o meno
  • Componente Tibiale: riveste il piatto tibiale usurato ed è solitamente fabbricata in titanio
  • Inserto: è un distanziatore formato da una plastica particolare ad alta resistenza (polietilene) che consente lo scorrimento delle due componenti tra loro e ne impedisce il loro diretto contatto.

Indipendentemente dal tipo di protesi, gli approcci chirurgici che utilizzo sono sempre mini-invasivi, volti il più possibile al rispetto dei tessuti molli per ridurre al minimo i dolori dovuti all’intervento e il disagio avvertito dal paziente.

Al giorno d’oggi sono disponibili diverse soluzioni che sfruttano l’intelligenza artificiale e possono quindi controllare al millimetro le resezioni ossee e il posizionamento degli impianti, ma quello che conta sarà sempre la manualità del chirurgo, in quanto il rispetto dei tessuti, la velocità di esecuzione e l’accuratezza del gesto chirurgico sono ancora una parte fondamentale dell’operazione e non potranno mai essere sostituite da un robot.

Fin dal giorno dopo l’intervento si inizia con la riabilitazione che prevede sia una rieducazione al passo con stampelle, che una vera e propria ginnastica volta a rinforzare una muscolatura che per tempo non ha lavorato nel modo migliore a causa dell’artrosi. Nel giro di una settimana il 90% dei pazienti è in grado di salire e scendere le scale, mentre le stampelle vengono abbandonate nella maggior parte dei casi entro 45gg dall’intervento, consentendo una normale ripresa di tutte le attività quotidiane entro 2 mesi dall’intervento.

PROTESI GINOCCHIO

Monocompartimentale

Le protesi monocompartimentali, quelle che in gergo volgare vengono definite mini-protesi prevedono la sostituzione di una sola parte dell’articolazione del ginocchio, in modo da conservare il più possibile il ginocchio nativo del paziente e accelerare la riabilitazione e la ripresa completa della funzionalità.

Perché allora non fare sempre una protesi monocompartimentale?

Questo tipo di intervento chirurgico deve essere riservato solo a pazienti selezionati in quanto se non si verificano determinate condizioni i rischi di fallimento sono molto molto più elevati rispetto a quelli di una protesi totale. Queste condizioni fondamentali sono:

  • Assenza di malattie reumatiche (artrite reumatoide, artriti siero-negative, gotta, artrite psoriasica)
  • Usura di un solo compartimento del ginocchio
  • Integrità dei legamenti crociati e dei collaterali.

Per accertarsi che queste condizioni siano soddisfatte è necessario eseguire prima dell’intervento una risonanza magnetica, sulla base della quale si potranno prendere in considerazione le differenti opzioni chirurgiche.

Le protesi monocompartimentali sono indicate in casi di:

  • Artrosi di un solo dei compartimenti del ginocchio
  • Necrosi del condilo femorale

Nel 90% dei casi le protesi monocompartimentali coinvolgono il compartimento interno, mentre nel restante 10% dei casi vengono interessati il compartimento esterno e quello femoro-rotuleo.

Quando le condizioni cliniche lo consentono è sempre meglio impiantare una protesi monocompartimentale rispetto ad una protesi totale, in quanto mantenendo i legamenti crociati e collaterali nativi del paziente viene mantenuta anche la propriocettività e questo consente un più rapido recupero e soprattutto una migliore sensazione del ginocchio nel post-operatorio.

L’intervento consiste nella rimozione della parte cartilaginea usurata e nel suo rivestimento con una protesi di leghe metalliche che consenta il corretto ripristino dei rapporti articolari eliminando il dolore dato dall’artrosi.

Già dal giorno dopo l’intervento è possibile camminare con le stampelle che nel giro di 2 settimane vengono abbandonate insieme alla graduale ripresa delle attività della vita quotidiana che può stimarsi intorno ai 30 giorni dall’intervento chirurgico.

PROTESI GINOCCHIO

Necrosi del condilo femorale

La necrosi del condilo femorale è una patologia che interessa l’articolazione del ginocchio, nella maggior parte dei casi il suo compartimento interno. Questa malattia comporta un vero e proprio collasso delle cellule ossee del femore e si manifesta con importante dolore durante il cammino oppure nella salita e discesa dalle scale e a volte si associa anche a riposo e notturno.

Diagnosi
Nelle fasi iniziali della malattia le radiografie possono essere completamente negative. Sta all’ortopedico capire quando la sintomatologia può essere ricondotta a questa patologia e valutare se può essere utile prescrivere una risonanza magnetica. Questa nel 99% dei casi è dirimente e utile per fare diagnosi ed esclude altre cause di dolore.

Trattamento
La terapia iniziale è ovviamente incruenta e si avvale dell’utilizzo della magnetoterapia associata a iniezioni di bifosfonati ad alte dosi. Questi sono farmaci che inibiscono il riassorbimento dell’osso andando a cercare di bloccare il processo

TRAUMATOLOGIA

Lesioni Meniscali

I menischi sono due fibrocartilagini collocate all’interno dell’articolazione del ginocchio con la funzione di aumentare la superficie di contatto tra la tibia e il femore e garantire un maggior assorbimento dei carichi dati dal peso e dagli sforzi funzionali.

Il menisco interno ha una superficie maggiore e una forma cosiddetta a “C”, mentre quello esterno è più piccolo ed ha una forma a “O”.  Se Immaginassimo di sezionare il menisco trasversalmente otterremmo un triangolo, con la base rivolta verso l’esterno (la capsula articolare) e l’apice all’interno, verso la superficie articolare. Sulla base della loro sezione, si riconoscono 3 zone meniscali:

  • Rossa-rossa: è la zona più esterna, quella a contatto con la capsula articolare, è la zona più vascolarizzata del menisco
  • Rossa bianca: zona intermedia
  • Bianca-Bianca: la zona più interna, con la sezione più piccola, con scarsa vascolarizzazione.

Solitamente le lesioni dei menischi si manifestano con dolore alla mobilizzazione del ginocchio e durante le attività ad alta richiesta funzionale, ma possono anche essere esacerbate dalla salita e discesa delle scale, per questo motivo è importante saperle riconoscere e trattare nel modo corretto.

Si sente spesso parlare di lesioni dei menischi e artroscopia, ma quando va effettuato questo intervento? Tutte le lesioni dei menischi sono chirurgiche? Assolutamente no.

Durante un intervento artroscopico, tramite due piccole incisioni viene inserita una telecamera nell’articolazione e vengono visualizzati direttamente i menischi e tutte le strutture articolari come i legamenti e la cartilagine articolare in modo da poter trattare le lesioni e restituire per quanto possibile la normale fisiologia articolare.

La scelta dell’opzione chirurgica o meno si basa sul tipo e sulla localizzazione della lesione ed è influenzata da molteplici fattori:

  • Età e richieste funzionali del paziente
  • Morfologia della lesione
  • Localizzazione della lesione (le lesioni in zona Rossa-Rossa hanno un più alto potere di guarigione rispetto ad una in zona bianca-bianca)

Per quanto possibile è sempre importante conservare più tessuto meniscale sano perché è stato ampiamente dimostrato che l’assenza anche parziale del menisco aumenta il rischio di un artrosi precoce dell’articolazione con la necessità di ulteriori trattamenti. Questo è il motivo per cui non tutte le lesioni meniscali vanno necessariamente operate, ma va sempre valutato singolarmente ogni paziente. Spesso il dolore non è dato dalla lesione meniscale, ma dal sovraccarico articolare che influenza la componente ossea e quella cartilaginea, andando quindi a trattare tali sintomatologia si allevia il dolore senza ricorrere alla chirurgia e lasciando in sede il menisco.

Allo stesso modo ci sono alcune lesioni che non possono essere ignorate perché portano ad un rischio di blocco articolare. Tra queste sicuramente vi è la lesione a “manico di secchio”, un tipo di danno in cui una parte del menisco va ad incastrarsi all’interno del ginocchio provocando vivo dolore e limitazione, fino al blocco completo del movimento. Questo è uno dei casi in cui se è possibile si più effettuare una sutura meniscale con cui viene ripristinata la corretta morfologia del menisco attraverso dei fili di sutura.

Le opzioni di trattamento per le lesioni meniscali comprendono

  • Meniscectomia: si asporta la parte di menisco lesionata
  • Sutura meniscale: il menisco lesionato viene ricucito nella sua zona di origine
  • Trapianti meniscali

Soprattutto nel paziente giovane, quando è possibile e la tipologia di lesione lo consente è sempre meglio eseguire una sutura meniscale perché permette di mantenere il menisco nativo e ridurre a lungo termine il il maggior rischio di artrosi.

A seguito di meniscectomia è consentita fin da subito un’immediata mobilizzazione e un carico precoce sull’arto operato, e nel giro di 2-3 settimane si abbandonano le stampelle tornando alle normali azioni della vita quotidiana. Le suture meniscali e i trapianti comportano un decorso più lungo con un periodo di immobilizzazione e di scarico dell’arto operato per consentire una miglior guarigione dei tessuti.

TRAUMATOLOGIA

Lesioni Meniscali

TRAUMATOLOGIA

Lesione Legamento Crociato Anteriore

Il legamento crociato anteriore (da ora LCA) è un fascio fibroso responsabile della stabilizzazione in antero-posteriore del ginocchio.  La sua lesione è uno dei più frequenti infortuni degli sportivi e in gran parte dei casi porta ad un intervento chirurgico di ricostruzione dello stesso.

Come si rompe un legamento crociato?

Solitamente la rottura avviene durante un trauma distorsivo importante, a seguito del quale il ginocchio può diventare molto gonfio e dare intenso dolore. Talvolta è necessario eseguire anche un artrocentesi, ovvero un aspirazione del liquido dal ginocchio, che in caso di lesione del LCA è di colore rosso intenso.  

Qual è la sintomatologia che comporta?

La gran parte dei pazienti con lesioni sintomatiche lamentano instabilità e frequenti episodi di cedimenti articolari e occasionalmente anche dolore.  

Come si fa diagnosi?

La diagnosi in primis è clinica, ci sono alcuni test da effettuare per valutare la stabilità del ginocchio, in seguito è necessario eseguire una Risonanza magnetica basale per conferma della lesione e del sospetto clinico.

Trattamento

In prima istanza il trattamento è conservativo e comporta un importante ciclo di qualche mese di fisioterapia per rinforzare la muscolatura e stabilizzare il ginocchio, qualora al termine di questo ciclo risulti ancora una sensazione di instabilità sarà necessario ricorrere all’intervento chirurgico.

Questo viene eseguito tramite artroscopia, viene prelevato un tendine della coscia che si imbastisce in modo da poter funzionare da neo-legamento. Il giorno dopo si viene dimessi dall’ospedale e si inizia il percorso riabilitativo che prevede un primo periodo volto al recupero del movimento articolare e un secondo di ricondizionamento all’attività sportiva, per un totale di circa 6-8 mesi prima del ritorno all’attività sportiva competitiva.

TRAUMATOLOGIA

Lesione Legamento Crociato Anteriore

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